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Il mercato dei pannelli fotovoltaici in Italia

Il mercato dei pannelli solari, sul suolo italiano, sta riuscendo a ritagliarsi uno spazio sempre più maggiore, senza alcun limite o aspetto negativo che possa, in qualche modo, rendere meno piacevole tale settore.
Ecco tutte le grandi cifre e alcuni dettagli su tale tipologia di strumento.

L’aumento ed i bonus detrazione

Ad aver giocato un ruolo fondamentale, nella grande vendita dei pannelli fotovoltaici, sono stati i diversi tipi di incentivi che, in maniera costante, hanno permesso a tale settore di poter continuare ad espandersi senza alcun tipo di problema.
Le varie detrazioni, che derivano appunto dagli incentivi creati dal Governo, seppur non sempre coerenti, stanno giocando un ruolo fondamentale su settore del fotovoltaico, visto che esso è riuscito a superare la crisi e soprattutto a rimanere sempre sulla cresta dell’onda.
Inoltre, la voglia di produrre energia elettrica pulita ha stimolato veramente tantissimo le persone italiane, che pur di potersi definire ecologiche al cento per cento, hanno deciso di sfruttare questi mezzi, creando quindi un buon mercato che, ancora ad oggi, riesce a far parlare di se in una maniera relativamente positiva.

Che tipo di pannelli si utilizzano

Per quanto riguarda il tipo di pannelli utilizzati, la popolazione italiana punta principalmente sulla tipologia classica, ovvero quella composta da un pannello che risulta essere di medie dimensioni e che rientra nel costo meno elevato.
Questo ovviamente non vuol dire che, nel momento degli acquisti, gli italiani puntano ad uno strumento che non risulta essere perfetto ma che, semplicemente, essi decidono di sfruttare anche quei tipi di sistemi che permettono loro di ottenere un risparmio che risulta essere costante nel tempo. Continue reading

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Come funziona il payout delle slot machine da bar

Il payout delle slot machine da bar risulta essere un argomento che, molte persone, ancora ad oggi non conoscono perfettamente in tutte le sue parti: ecco di cosa si tratta e come esso funziona.

Che cos’è il payout

Il payout è una percentuale che indica la disponibilità della slot machine di erogare un pagamento: ma che cosa significa in termini pratici?
Come ben noto a tutti, le slot machine sono un dispositivo che permette, ai giocatori, di tentare la fortuna e di vincere inserendo dei soldi per poter giocare: col passare del tempo, nella slot machine si accumula un montepremi che verrà poi erogato.
Ma proprio questo termine deve essere associato al vocabolo payout: essa è la percentuale di denaro che, la slot machine, permetterà di far ottenere ai vari giocatori.
Generalmente, quelle da bar, hanno un livello di payout pari al settantacinque percento: questo significa che, su cento euro presenti all’interno della slot, la somma di denaro che verrà erogata sarà pari a settantacinque euro, ovveor l’esatta percentuale di payout.
Generalmente sono quelle online a garantire dei pagamenti superiori, con percentuali che raggiungono anche il novanta percento, mentre quelle da bar ne hanno una bassa ma che viene stabilita dalla legge stessa.
Nessuna slot machine presente in un bar o sala giochi deve garantire un payout che risulta essere inferiore al settantacinque percento: bisogna inoltre sottolineare che, questa percentuale, verrà erogata globalmente e quindi non ad un solo giocatore durante una sua partita.

Il ciclo del payout

Il ciclo del payout è un elemento molto importante che permette di capire come esso funziona: per poter essere molto chiari bisogna prendere ad esempio una delle slot machine maggiormente amate dai giocatori da bar, ovvero la Book of Ra Slot Machine.
Ma prima bisogna aggiungere un altro dato molto importante: il payout avviene per ciclo, ovvero per un numero standard impostato dalla slot machine stessa.
Ad esempio, supponiamo che un ciclo della suddetta slot machine sia composta da trentamila giri dei rulli: questo significa che, ogni totale complessivo di giri, la slot machine eroga il settantacinque percento delle vincite.
Ma in che modo?
Questo, ancora ad oggi, è molto difficile da stabilire: la slot machine potrebbe infatti erogare il payout nei primi diecimila giri, oppure in maniera frazionata o addirittura nell’ultimo giro di rulli.
Una volta che, il settantacinque percento viene raggiunto, se vi sono ulteriori giri la slot non effettuerà altri pagamenti: questo per il semplice fatto che, il ciclo, non è stato portato al termine e quindi il nuovo payout non verrà erogato.
Da aggiungere ovviamente che, per per ogni payout, la somma complessiva che verrà erogata sarà di cento euro: non sempre le vincite extra, in un unico giro di slot, che superano tale somma di denaro viene erogata.

Pertanto bisogna prestare la massima attenzione a questi semplici dati tecnici, che risultano essere fondamentali per poter sfruttare al meglio le slot machine e per poter potenziare al massimo la possibilità di poter ottenere una vittoria sfruttando tale gioco.

Come ottenere prestiti velocissimi online

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Anche per effetto del delicato momento economico, la richiesta di prestiti da parte degli italiani è una pratica sempre più diffusa. Cresce, dunque, il numero di persone che si rivolge agli istituti bancari o alle finanziarie con l’intento di ottenere un prestito per disporre in questo modo della liquidità necessaria per soddisfare le proprie esigenze. A volte, poi, l’urgenza di ottenere il prestito in tempi brevi costringe l’interessato a cercare le vie più veloci. In questa guida tratteremo proprio dei prestiti veloci online, cosa sono e come ottenerli.

Cosa sono

I prestiti online sono una forma di finanziamento da gestire interamente attraverso il web. Prestiti concessi dagli istituti bancari online e da tutte quelle banche tradizionali che offrono questo particolare tipo di servizio. Sono caratterizzati da tempi di concessione brevissimi, un vantaggio considerevole rispetto ad altre forme di finanziamento. I prestiti richiesti direttamente online, infatti, generalmente dal momento dell’approvazione vengono erogati in un tempo massimo di 48 h. Una vera e propria ancora di salvataggio di fronte ad una improvvisa necessità, spesso molto difficilmente risolvibile con il ricorso ai prestiti tradizionali.

Come richiederli

Per fare richiesta di un prestito online occorre seguire una procedura che, oltre a richiedere tempi rapidi, è piuttosto semplice anche per chi non è eccessivamente bravo con il Web. Infatti, una volta scelta accuratamente la banca alla quale inoltrare la domanda di prestito online, è sufficiente attenersi alle istruzioni indicate sul sito dell’istituto di credito. Anche in questo caso, come quando si ricorre ai prestiti per le vie tradizionali, è bene sapere che servono alcuni dati: valido documento di riconoscimento e certificazione del reddito. Le banche normalmente concedono i prestiti online veloci ai possessori di una busta paga, a coloro cioè che possono dimostrare di avere una fonte di guadagno continuativa e stabile. Un altro aspetto da considerare per poter accedere a questa forma di finanziamento è la lista dei cattivi pagatori, essere iscritti in questo particolare elenco preclude la possibilità di ottenere il prestito richiesto.

Quindi, prima di iniziare a compilare online la richiesta è meglio tener conto di questi aspetti per non vedersi rifiutare la domanda. Una volta considerati questi elementi e compilata la domanda con tutti i dati necessari, la richiesta viene inoltrata direttamente online alla banca di destinazione. La banca, ricevuta la richiesta, nel giro di pochissimo tempo provvederà alla sua valutazione e a dare immediata risposta in merito alla fattibilità della concessione del prestito. La valutazione positiva della richiesta fa ovviamente scattare l’erogazione dell’importo del prestito, che avverrà entro le 48 h dall’accettazione della domanda.

Vantaggi e raccomandazioni

Diversi sono gli aspetti favorevoli dei prestiti velocissimi on line tra i quali sono sicuramente da segnalare la velocità, l’estrema comodità e, come per tutte le altre operazioni bancarie effettuate via internet, la sicurezza. La raccomandazione è quella di scegliere attentamente la banca a cui rivolgersi per il prestito, anche questa un’operazione oggi facilitata dai numerosi strumenti presenti online. Affidarsi ai comparatori online significa confrontare contemporaneamente un bel numero di preventivi e scegliere così quello più rispondente alle proprie esigenze.

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Facebook pagherà tasse più alte nel Regno Unito

Facebook UK

Più tasse per Facebook, almeno in Gran Bretagna: è questo quanto ha annunciato la società di Mark Zuckerberg, che ha comunicato di aver apportato delle modifiche alla propria struttura finanziaria britannica, con la conseguenza di dover versare nei prossimi anni alcuni milioni di sterline al fisco britannico. A questo punto, è doverosa una precisazione: il più celebre fra i social network campa principalmente sulla vendita degli spazi pubblicitari, che generano la gran parte dei suoi ricavi, i quali vengono tassati in Irlanda, proprio come avviene anche con Google.

FacebookIn Irlanda, però, i ricavi ci arrivano con degli stratagemmi finanziari che si potrebbero definire non proprio trasparenti, ed è per questo che la Gran Bretagna ha fatto pressioni su Facebook in modo che i ricavi venissero registrati nel Regno Unito, così da pagare le tasse laddove hanno origine i profitti. La modifica apportata alla struttura finanziaria coinvolgerà soltanto le aziende maggiori che pubblicano all’interno degli spazi dedicati nel social network i propri annunci, mentre le cose resteranno invariate per quanto concerne le vendite minori.

In sostanza, gli accordi maggiori – che sono anche quelli più remunerativi per Facebook – saranno tassati in Gran Bretagna e non in Irlanda com’era avvenuto finora (grazie alla presenza di una sede dell’azienda in territorio irlandese). D’ora in avanti, dunque, Facebook si ritroverà a pagare tasse più elevate, ma al momento non è ancora stato reso noto l’aumento che l’azienda dovrà affrontare, stimato in qualche milione di sterline. I cambiamenti che hanno riguardato la struttura finanziaria saranno attivi dal prossimo mese di aprile, di conseguenza l’incremento della tassazione “colpirà” i ricavi di Facebook a cominciare dal 2017.

A dispetto delle maggiori tasse che il colosso di Zuckerberg dovrà pagare, la decisione di tassare i ricavi nel Regno Unito è stata definita positiva dai piani alti di Facebook, poiché viene ritenuta una soluzione in grado di dare più trasparenza all’azienda, dunque a tutto vantaggio dell’immagine. E nel prossimo futuro altri colossi potrebbero intraprendere la stessa strada, tracciata dalla “Google Tax” fortemente voluta dal governo britannico, per contrastare l’elusione fiscale da parte delle grandi società straniere.

Google TaxQuella che è stata definita “Google Tax“, ovvero la tassa rivolta alle grandi aziende che mettono in campo stratagemmi di tipo fiscale per pagare meno tasse, prevede che i ricavi che vengono spostati in altri Paesi siano tassati del 25%, dunque il 5% in più in confronto alla tassazione normale. Il caso di Facebook era emblematico in tal senso: l’azienda infatti pagava in Gran Bretagna tasse per un valore complessivo inferiore a quanto versato al fisco da un lavoratore dal reddito medio.

Su oltre un centinaio di milioni di sterline di ricavi maturati dal social network, infatti, la quota versata in tasse superava appena le 4 mila sterline. Una differenza enorme che risaltava ancora di più se si prende in considerazione quanto paga ogni anno di tasse un lavoratore con un reddito medio: 5 mila sterline circa, dunque addirittura un migliaio in più di quanto ha fatto finora Facebook! Il social network, infine, nel 2014 ha versato più di 35 milioni di sterline ai propri dipendenti della sede britannica, che sono oltre 360 e percepiscono in media 210 mila sterline all’anno (bonus compresi).

Oculus Rift non supporterà Mac

Visore Oculus RiftI visori per la cosiddetta realtà aumentata rappresentano una frontiera molto interessante e all’avanguardia nel mondo tecnologico. In questo campo sta catturando grande attenzione Oculus Rift, il visore prodotto da Palmer Luckey che ha rilasciato però delle dichiarazioni molto categoriche che non potranno di certo far contenti gli Apple User. Oculus Rift infatti, almeno nel breve-medio termine, non supporterà computer e supporti prodotti dalla Apple. Palmer Luckey ha affermato chiaramente che Oculus Rift potrà essere utilizzato anche tramite dispositivi Apple quando l’azienda di Cupertino riuscirà a produrre computer di buon livello e di buona qualità, cosa che al momento non viene dunque ritenuta possibile al momento dai produttori dell’innovativo visore per la realtà aumentata.

La pietra dello scandalo sarebbe nella fattispecie individuabile nelle schede grafiche implementate dai Mac. Non ci sarebbe la giusta compatibilità con l’esperienza di realtà virtuale offerta da Oculus Rift, ma questo potrebbe essere per Apple un campanello d’allarme importante. La casa di Cupertino infatti si è sempre considerata all’avanguardia negli ultimi anni in questo tipo di dispositivi. Basti pensare a come Apple si fosse tuffata, circa due anni fa, nel campo della cosiddetta wearable technology, con l’ingresso con Apple Watch su un mercato che ancora oggi però non ha fatto registrare il boom sperato. Per questo l’approccio ai visori per la realtà virtuale potrebbe essere decisamente più prudente da parte di Apple. Un temporeggiare che non sarebbe stato convincente per Palmer Luckey e il suo lanciatissimo Oculus Rift, che dunque non potrà essere utilizzato dagli Apple User al momento della sua uscita.

Oculus RiftPalmer Luckey ha d’altronde avanzato un discorso che strizza decisamente l’occhio ai consumatori, guardando in faccia la realtà attuale delle specifiche tecniche dei computer Apple. Nemmeno con un ingente investimento che porti ad acquistare un computer con scheda grafica “AMD FirePro D700S” (costo medio fissato da Apple, circa seimila dollari) garantirebbe una buona funzionalità di Oculus Rift. Meglio dunque congelare lo sviluppo su piattaforme Apple del visore per la realtà aumentata, prima di offrire soluzioni che non siano non solo alla portata di tutti, ma di fatto solamente pensate per le tasche di pochissimi. Non sarebbe di certo una politica adatta per lanciare su larga scala device di questo tipo.

Il ragionamento fatto per Oculus Rift è dunque squisitamente numerico, ed affonda le sue radici anche su un altro dato importanti. Attualmente i Mac rappresentano una cifra che oscilla intorno al cinque per cento del mercato dei computer desktop. Dunque lasciare da parte almeno per il momento lo sviluppo su piattaforme Apple non rappresenterebbe per Oculus Rift un freno significativo per operare su larga scala, e soprattutto per raggiungere il livello di diffusione prospettato dai piani aziendali. Dunque se vorrà supportare le nuove frontiere tecnologiche della realtà virtuale, sarà Apple che dovrà fare un passo in avanti nei confronti di questi dispositivi, progettando una nuova generazione di hardware in grado di supportarli efficacemente. Aspetto questo che non renderà ancora per un bel po’ Oculus Rift supportato per gli utenti Apple.

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Anche Intel avrà il suo visore per realtà virtuale

Intel entra nella corsa alla realtà virtuale – L’azienda californiana sta per costruire il suo primo visore per la realtà virtuale, attraverso il quale potrebbe piazzare il colpo vincente nel capitolo della realtà aumentata. Ad affermarlo è stato qualche giorno fa il Wall Street Journal, che evidenzia quanto Intel Corporation abbia preso a cuore la nuova sfida, rilevando alcune aziende che lavorano direttamente al progetto ed investendo notevoli capitali in altre società simili. L’obiettivo? Rendere realtà le parole di Mark Zuckerberg, che indossando gli occhiali Oculus Rift ideati da Facebook, ha dichiarato che i visori per la realtà virtuale rappresentano il futuro della tecnologia. Oculus Rift e tutti gli altri visori in attesa di essere presentati al grande pubblico sono i progetti che Intel vuole sorpassare, in quanto a vendite e ovviamente anche in fatto di prestazioni.

I principali competitors di Intel ed i loro visori

Oculus RiftSe Oculus Rift verrà lanciato durante la prossima primavera ad un prezzo vicino ai 600 dollari, Vive ideato da HTC ha un prezzo di circa 900 dollari e nei soli primi dieci minuti dal momento dell’annuncio ufficiale ha fatto registrare oltre 15 mila prenotazioni. Negli ultimi giorni sono giunte notizie riguardanti anche il presunto lancio di Playstation Vr, il visore prodotto da Sony, ottimizzato per i videogiochi. Il visore ideato da Samsung, invece, ha un costo molto più basso rispetto ai principali competitors, circa 200 dollari. Ora gli amanti della tecnologia attendono con trepidazione Hololens di Microsoft, prossimo all’annuncio, e ovviamente il prodotto di Intel. Il ritrovato della casa di Santa Clara potrebbe spaccare letteralmente il mercato. Perché? Intel avrebbe un asso nella manica, consistente nella fotocamera presentata presso il Ces di Las Vegas dello scorso gennaio: la 3D Real Sense. I sensori sviluppati da Intel per questa fotocamera permettono di effettuare scansioni di ambientazioni ed oggetti in 3D, offrendo al sistema che li ospita un’immagine dotata di profondità, al contrario delle normali fotocamere che vedono la realtà in maniera completamente piatta.

Il volume d’affari

Google CardboardIl mercato dei visori e della realtà aumentata è stimato in circa 150 miliardi di dollari entro il 2020. Numeri da capogiro, se si pensa che la maggior parte delle aziende non hanno ancora presentato ufficialmente il proprio ritrovato e che i colossi dell’informatica Google ed Apple stanno soltanto cominciando a studiare i possibili sviluppi in fatto di applicazioni e software correlati. Proprio Apple, ha recentemente rilevato una compagnia tedesca specializzata nella produzione di software che combinano elementi grafici digitali ed immagini reali, finalizzati alla produzione di prodotti multimediali. Google, invece, sta cominciando a focalizzarsi sulle prime applicazioni dedicate alla realtà aumentata che sembrano poter conquistare una fetta rilevante di utenza in men che non si dica. Già da qualche tempo, inoltre, Google produce una versione economica del visore ultra tecnologico che a breve dovrebbe conquistare il mercato: Google Cardboard. È possibile acquistarne uno per poco meno di 10 dollari, mentre la versione più resistente in plastica viene venduta alla modica cifra di 30 dollari.

Gadget tecnologici per nomadi digitali

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Per le persone che amano viaggiare e non stanno mai nello stesso luogo per molto tempo, esistono una serie di gadget in grado di regalare loro la possibilità di sfruttare la tecnologia.
Ecco quali sono i suddetti gadget tecnologici per nomadi digitali.

Gli articoli portatili

Battery BoxGli articoli tecnologici per nomadi, che rientrano nella categoria dei portatili, altri non sono che una serie di oggetti che possono essere messi in tasca e che non creano alcun tipo di ingombro.
Tra di essi spicca la Battery Box, ovvero una batteria portatile, dalle dimensioni di una lattina, in grado di caricare sia il computer, nello specifico i Mac, e gli iPhone, per un lasso di tempo elevato: nel primo caso si parla di circa quindici ore di carica per il computer, mentre di quindici ricariche consecutive per il cellulare.
A questo articolo è possibile aggiungere il Freecom Tough Drive 3.0: si tratta di un hard disk che potrà essere usato come portachiavi, viste le sue dimensioni assai ridotte: la capienza di tale disco esterno è pari a cinquecento giga.
Inoltre, per coloro che amano stare sul web e che vogliono recarsi in un internet point, la chiave USB per la navigazione sicura rappresenta l’articolo ideale, visto che tale articolo sarà in grado di proteggere i dati personali di coloro che navigano sul web.

Gli articoli per la sicurezza

Spy Spot investigationOvviamente, le persone nomadi che amano la tecnologia non potranno fare a mento di altri articoli importanti che permetteranno loro di poter viaggiare sicuri.
Uno di questi è l’allarme da porta: si tratta di un piccolo oggetto, simile ad una penna USB, che dovrà essere posto nella porta della propria stanza d’albergo: non appena essa viene aperta, o scassinata, l’allarme suonerà, evitando quindi che possano essere commessi eventuali furti ai danni dei viaggiatori.
Oltre alle borse per computer ed alle custodie resistenti per cellulari, la sicurezza deve essere presente anche nei propri oggetti: per questo, l’articolo Spy Spot investigation, ovvero un piccolo localizzatore GPS, deve essere posto dentro la valigia: in caso di smarrimento, essa potrà essere trovata proprio grazie al segnale emesso dal localizzatore ed alla sua applicazione per dispositivi mobili.

Altri oggetti comodi per i nomadi digitali

Pocket PrinterI nomadi potranno fare affidamento anche su altri articoli molto piacevoli da utilizzare in viaggio, come ad esempio la piccola stampante portatile: si tratta di un articolo dalle dimensioni ridotte che, come suggerisce il nome, permette di effettuare la stampa dei propri documenti in qualsiasi circostanza.
Oltre alla Pocket Printer, sarà possibile acquistare la WhatsApp Sim, che permette di utilizzare la suddetta applicazione anche quando si è in un paese straniero.
Chi non vuole recarsi nell’internet point potrà sfruttare il router portatile con batteria, che amplifica il segnale della rete 3G o 4G del proprio gestore telefonico.
Infine, per evitare di non poter caricare i propri dispositivi, nella valigia deve essere sempre presente l’adattatore universale da viaggio, che possiede diverse tipologie di attacchi utili per le prese presenti nei paesi stranieri.